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Lunedì, 25 Maggio 2020
Cambiare tutto per non cambiare niente? - AIIC (Associazione Italiana esperti in Infrastrutture critiche)

Cambiare tutto per non cambiare niente? - AIIC (Associazione Italiana esperti in Infrastrutture critiche)

MAGGIO 2020

Confessiamolo, questo attuale è stato (e continua ad essere) un periodo di dura emergenza in cui si sono manifestate molte ombre ma fortunatamente anche parecchie luci. Per quanto riguarda l’infrastruttura sanitaria, l’informatica è corsa in aiuto, avviando numerose attività come risposta al COVID-19: si stanno utilizzando tecniche di Big Data Analytics e di Intelligenza Artificiale per prevedere e gestire richieste di posti letto in terapia intensiva, complicanze mediche, immaginare scenari di medio/lungo periodo e per identificare potenziali trattamenti farmacologici. Ma si stanno sviluppando anche applicazioni per il tracciamento dei contagi tramite tecnologie bluetooth (con conseguenti problemi di privacy e sicurezza), per rispondere in modo più efficace ed efficiente alle numerose richieste di informazioni (permettendo così al personale medico ed amministrativo di dedicarsi alle attività più pressanti), per fornire canali informativi agli utenti sui comportamenti da adottare in caso di sospetta infezione. E potremmo citare anche l’utilizzo di tecniche di matchmaking per avviare nuove collaborazioni nel campo della ricerca medica, ed un maggior ricorso a strumenti di telemonitoraggio per registrare in modalità wireless i parametri vitali dei pazienti in quarantena e tenerli così in osservazione senza affollare le strutture di ricovero. Nel contempo, i criminali informatici non hanno avuto pietà ed hanno approfittato della situazione di emergenza attaccando le strutture sanitarie già in difficoltà e sfruttando il panico dovuto alla diffusione del coronavirus: si sono continuati a verificare, anzi sono addirittura aumentati i furti di informazioni, la diffusione di ransomware, le e-mail di phishing e la divulgazione di fake-news. Ma anche in altri campi ci si è dati da fare: in campo lavorativo i webinar, fino a poco tempo fa abbastanza snobbati, ora impazzano in rete mentre si è “scoperto” che – dopo tutto – il telelavoro (il cosiddetto “smart working”) consente, in molti casi, di lavorare da casa aumentando addirittura la produttività; alla chiusura dei siti scolastici e universitari si è risposto attivando lezioni on-line ed esami telematici, contribuendo così alla felicità dei produttori di webcam e microfoni. In altri campi, anche qui notizie positive e meno. Se l’emergenza coronavirus non ha bloccato i lavori del ponte di Genova, che dopo poco più di un anno ha visto completate le sue parti strutturali più importanti, purtuttavia i ponti continuano a crollare, ultimi a citare quello sul fiume Magra (al confine Toscana-Liguria) e quello meno noto in Sardegna a Gonnesa (Sulcis). Insomma, luci ed ombre. Si dice che ci aspetterà un futuro nuovo, in cui nulla sarà più come prima: i più anziani (tra cui il sottoscritto) forse si considerano più ottimisti, dopo aver conosciuto nel corso della loro vita le varie emergenze sanitarie, dovute alla poliomielite (ormai dimenticata), alle influenze aviarie e suine, all’aids, alla “mucca pazza” e quant’altro: cosa ci hanno lasciato come insegnamento? Sarebbe troppo facile rispondere in modo banale. Il Presidente della Repubblica, in uno dei suoi recenti discorsi, ha auspicato che si usi la battuta d’arresto che stiamo soffrendo “per accelerare la strada verso un cambiamento che sappia valorizzare e non subire fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione dell’economia con scelte lungimiranti”. Insomma, l’augurio è che – se è proprio vero che il nostro modo di vita dovrà cambiare – il cambiamento si verifichi in meglio e non si riduca invece – come spesso succede – in un “cambiare tutto per non cambiare niente” di gattopardesca memoria.
Silvano Bari

(Newletter AIIC n. 05 (2020))